Creativi, artigiani e visionari. Nuova e antica forma di economia

di Carla Spessato

Valorizzare l’artigianato artistico, il design, la ricerca, la manualità e tutti coloro che producono pezzi unici, fatti a mano, il vero made in Italy. Come si promuove la cultura di tutto ciò? Si può in maniera quasi rivoluzionaria considerare l’artigianato come continuità fra tradizione e innovazione sostenibile? E quali caratteristiche dovrebbe avere un evento per valorizzare tutto questo? Gli artigiani sentono l’esigenza di essere tutelati? Sono domande che, da addetta al settore, ultimamente mi faccio spesso.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un numero crescente e sproporzionato, rispetto alla domanda- offerta, di mercati  che si definiscono dell’artigianato e del fatto a mano.  Una gran confusione. Ecco le risposte che mi sono data. 

La città deve diventare uno spazio di ricerca, un contenitore per creativi e artigiani. Deve avere la forte volontà di raccontare, con passione, le storie che sono dietro il prodotto finale. Deve organizzare eventi di largo respiro, che esaltino l’artigianalità e la manualità, che producano cultura e che diano visibilità e supporto ai talenti. Non deve assomigliare a una fiera poco ospitale dove banconi, spesso allestiti male, raccolgono qualsiasi cosa, materiale a basso prezzo sicuramente non prodotto in Italia e spesso senza nessuna etica.

Proviamo invece  a immaginare un’esposizione itinerante dove gli artigiani mostrano i propri prodotti e come concretamente vengono creati. Dove  si scambiano idee, dove si partecipa e si comunica. Dove al posto di concorrenza si genera cooperazione  e solidarietà. E soprattutto dove ogni talento viene valorizzato. Al posto della solita sfilza di ombrelloni e gazebi, immaginiamo le vie del centro reinterpretate e decontestualizzate con allestimenti originali, creati dagli stessi designer che espongono. Utilizziamo piazze, palazzi storici, spazi invisibili da riqualificare, parcheggi dove gli artisti possano incontrarsi, confrontarsi e reinventare i luoghi stessi. Ridisegnare ambienti desueti,  allestirli e renderli unici: vetrine della propria arte e della propria capacità interpretativa. Così nasce un evento dinamico e contemporaneo.  Non pensiamo a un mero mercato, ma un momento creativo a tutto tondo in cui convergono artigianato, teatro, musica, cucina, cinema, letteratura, visual, pittura, grafica…Possiamo affiancare a questi mercati i contadini, i piccoli trasformatori, i giardinieri, gli ortolani, chi coltiva e trasforma il cibo con amore per la Terra e per l’uomo.

Concludo dicendo che per fare tutto questo ci vuole coraggio. Uscire dai soliti schemi e dalla comfort zone. Provare nuove strade, senza dimenticare l’ecosostenibilità come filosofia totale, nella scelta degli espositori, nei materiali usati per l’allestimento, nel cibo offerto.

Tutto deve essere studiato sempre con totale rispetto per l’ambiente.