Cittadinanza attiva e partecipazione: nascerà così il programma di Vinòva

Care amiche e cari amici, manca poco al debutto ufficiale anche per l’Associazione Vinòva tra le liste elettorali che sostengono il candidato sindaco Otello Dalla Rosa. Tra poche settimane avremo il piacere di presentare ufficialmente i nomi dei componenti, ma nel frattempo non ce ne stiamo di certo fermi. Da lunedì 9 aprile, infatti, proporremo una full immersion nella progettazione partecipata.

Che cosa significa? È presto detto: grazie all’aiuto di alcune nostre socie esperte di tecniche di partecipazione, ogni sera fino al 20 aprile, ci ritroveremo presso la nostra sede di Via Verdi a Vicenza per proporre idee sui diversi temi che affronteremo. Ogni sera un tema, ogni giorno un elemento del nostro programma che prenderà forma.

 


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Come? Anche questo è semplice: con l’aiuto di tutti.

Le serate sono infatti aperte al pubblico, esperti, interessati, curiosi. Ognuno potrà portare il proprio contributo e metterlo al servizio della città.

La cittadinanza attiva e la partecipazione sono stati da sempre i cardini su cui si è fondata la nostra associazione. Ora che ci prepariamo anche al supporto attivo del candidato sindaco Otello Dalla Rosa vogliamo con su quelle basi si poggi anche il nostro programma.

Ma non ci fermiamo qui, perché le proposte che usciranno da questo ciclo di serate saranno sottoposte anche all’attenzione della coalizione per farne il programma di tutti e il progetto della Vicenza del futuro.

Tanti sono i temi sul tavolo, dalla cultura all’ambiente, dal turismo alla viabilità, dalla sicurezza al sociale. A coordinare i partecipanti alle serate ci saranno Giulia Andreotti e Carla Spessato, componenti di Vinòva ed esperte di tecniche di progettazione partecipata.

Per una migliore gestione delle serate ti consigliamo di pre-iscriverti scrivendoci all’indirizzo di posta elettronica info@vinova.org oppure chiamandoci al +39 346 7819698.

Tutti i workshop si terranno nella sede di Vinòva, in Via Verdi 50 a Vicenza, dalle 20.30 alle 22.30 (tranne quello previsto per sabato 14/4 che si svolgerà dalle ore 15:30). Una volta iscritto ti inoltreremo anche qualche spunto di riflessione per arrivare ben preparato a ciascuna serata.

Questo il calendario:

9 aprile / Scuola: motore della “comunità”

10 aprile / Quartieri: progetti di ri-generazione ambientale e culturale

11 aprile / Spazio metropolitano e ruolo di Vicenza: oltre il capoluogo

12 aprile / Mobilità: dalle multe al dialogo sociale

13 aprile / Sicurezza e decoro: Vicenza città inclusiva

14 aprile / Grandi opere, cantieri aperti e progetti a lungo termine

16 aprile / Università e ricerca: centri di competenza

17 aprile / Burocrazia: dallo sportello alla consulenza personalizzata

18 aprile / Ambiente-Energia nell’era delle /Smart City/

19 aprile / Turismo e commercio

20 aprile / Welfare e servizi alla persona

28 Marzo – Città Green: Biodiversità e Natura Urbana

Si terrà il 28 Marzo 2018 presso la sede di Vinova in Viale Verdi 50, l’evento a tema Città Green: Biodiversità e Natura Urbana.

All’evento sarà possibile ascoltare i diversi relatori invitati per argomentare sul tema ovvero

Fiorentin Roberto di Veneto Agricoltura
De Marchi Roberto, Agronomo Paesaggistca

Alla conclusione, spazio a Otello dalla Rosa, Candidato Sindaco di Vicenza.

Qui sotto la locadina

 

 

 

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Cultura, economia e città. Modelli ed esperienze. 15 marzo 2018 ore 20:30 presso la sala dei Chiostri di Santa Corona a Vicenza.

Si terrà giovedì 15 marzo 2018, alle 20.30 ai Chiostri di Santa Corona a Vicenza il nuovo appuntamento promosso dall’Associazione Vinòva e rivolto a tema “Cultura, economia, città. Modelli ed esperienze oltre la politica dell’evento”.

Ospiti della serata saranno lo storico dell’arte e curatore, Guido Beltramini; il rettore dell’Università di Treno, Paolo Collini e il ricercatore della Fondazione Think Tank Nord Est, Riccardo Dalla Torre. Il compito di introdurre l’incontro spetterà invece a Giancarlo Corò, docente all’Università Cà Foscari e membro dell’Associazione Vinòva, mentre le conclusioni saranno affidate al candidato sindaco di Vicenza ed past president di Vinòva, Otello Dalla Rosa.

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Sempre più spesso le città promuovono iniziative culturali per animare la vita urbana, valorizzare il proprio patrimonio, attirare flussi turistici. La cultura viene così ad assumere il ruolo di nuovo fattore dello sviluppo locale, capace di coniugare maggiore qualità della vita e promettenti opportunità di lavoro. Ma quanto davvero pesa l’industria culturale in Italia e quali sono le sue prospettive di crescita? In che modo la produzione culturale riesce a creare le risorse necessarie al suo sviluppo? In quali condizioni e in quali città le politiche culturali sono riuscite a esprimere meglio il loro potenziale?

Per rispondere a queste domande Vinòva propone un confronto con tre importanti esperti di economia della cultura. Riccardo Dalla Torre, economista ed esperto di politiche culturali e del turismo, fornirà un quadro generale sul ruolo della cultura nello sviluppo delle città, proponendo una comparazione di diversi modelli di politiche culturali in base anche al diverso impatto sullo sviluppo. Verranno inoltre analizzate anche le recenti assegnazioni del titolo di capitale italiana ed europea della cultura. Seguirà un confronto con Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento, che analizzerà l’importante ruolo che l’Università può svolgere come istituzione culturale del territorio, raccontando in particolare uno dei casi di maggior successo internazionale quale il Festival dell’Economia di Trento. Guido Beltramini, storico dell’arte, proporrà una riflessione sulla necessità di sviluppare un miglior rapporto fra identità culturale di una città e le sue politiche culturali.

«Dopo il dibattito sulle grandi mostre che continua a tenere banco in città – spiega il presidente dell’Associazione Vinòva, Stefano Beretta – vogliamo spostare l’attenzione, ampliare lo sguardo e includere nella riflessione alcune delle realtà di spicco del panorama culturale cittadino. Ecco che CISA e Università divengono poli di innegabile valore per lo sviluppo di una proposta in grado di creare reti virtuose sul territorio, vera linfa vitale di un progetto duraturo.»

Per dettagli e altro, guarda la pagina evento su Facebook (clicca qui)

15 Febbraio – Incontro Vinòva su Urban Center

Il 15 febbraio in Via Verdi a Vicenza, interviene anche il candidato sindaco Dalla Rosa

Vinòva riapre i suoi incontri con un focus sull’Urban Center

A marzo si parlerà di cultura, economia, città ed esperienze oltre la politica dell’evento

Ripartono dall’Urban Center gli incontri promossi dall’Associazione Culturale Vinòva. Sarà infatti questo il tema della serata organizzata per il prossimo giovedì 15 febbraio, alle ore 18.30 negli spazi della sede di Via Verdi, 50 a Vicenza.

Quale Urban Center per Vicenza? Uno strumento per favorire la partecipazione dei cittadini al governo dei beni comuni e delle trasformazioni urbane” è il titolo scelto per l’appuntamento che vedrà nel ruolo di relatori l’architetto Giulia Andreotti, la ricercatrice dell’università Cà Foscari, Milena De Matteis, Isabella Sala, Assessore alle Politiche Sociali Comune di Vicenza. L’introduzione sarà curata da Giancarlo Corò, docente all’Università Ca’ Foscari, mentre le conclusioni saranno affidate a Otello Dalla Rosa, candidato sindaco di Vicenza.

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«Da oltre un anno e mezzo – spiega Stefano Beretta, presidente dell’Associazione Vinòva – abbiamo avviato un intenso dibattito sui temi cari alla nostra città per cercare di disegnare un progetto percorribile per il prossimo futuro. Molti sono stati i temi trattati, dall’autonomia al fenomeno migratorio, dall’innovazione allo sviluppo sostenibile, e altrettanti quelli che intendiamo affrontare. Gli incontri saranno aperti al pubblico per dar modo a quanti fossero interessati ad approfondire l’argomento di intervenire e confrontarsi nel pieno spirito partecipativo e inclusivo che abbiamo delineato fin dalla nascita dell’Associazione.»

Gli “Urban Center” – chiamati anche “Case della Città” o “Agenzie urbane” – sono luoghi di promozione culturale presenti in diverse città italiane ed europee, dove si può venire a conoscenza delle trasformazioni urbane in corso e partecipare attivamente alla loro definizione. Si tratta di strutture che le amministrazioni comunali rivolgono alla comunicazione con il pubblico, al fine di favorire la costruzione di politiche urbane condivise con la comunità, valorizzando il ruolo dei cittadini nei processi decisionali delle politiche urbane. Lo scopo è migliorare il livello d’informazione, trasparenza e partecipazione consapevole della comunità alle trasformazione della città e del territorio, coinvolgendo la società civile nella produzione e cura dei beni comuni.

La discussione organizzata da Vinòva è l’occasione per avviare un confronto con le esperienze più avanzate di Urban Centre in Italia e in Europa, presentate da Milena De Matteis, borsista dell’Università Ca’ Foscari che sta conducendo una ricerca sul tema per l’associazione Treviso Smart Community. Alla discussione partecipano Giulia Andreotti, architetto vicentino ed esperta di processi partecipativi, assieme all’assessore Isabella Sala, che contribuiranno a definire una proposta di Urban Centre a Vicenza come strumento di promozione della cittadinanza attiva.

Il ciclo di incontri si articolerà poi il 15 marzo con una seconda serata che affronterà il tema “Cultura, economia, città. Modelli ed esperienze oltre la politica dell’evento”.

Sabato 11 novembre – Il futuro si costruisce. Insieme.

Sabato 11 novembre abbiamo il piacere di invitarti alla costruzione di un’idea di città che diventerà il nostro progetto partecipato. L’obiettivo è quello di elaborare idee per Vicenza. Costruiremo un programma insieme a voi.
Il metodo che utilizzeremo è un modello organizzativo di partecipazione, l’Open Space Technology creato nella metà degli anni ’80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen. L’architetta Lucia Lancerin, esperta di queste tecniche, faciliterà la discussione conducendo l’evento. Un’esperienza completamente nuova per Vicenza ma molto utilizzata a livello internazionale. Non perdere l’occasione di dare il tuo contributo!
Qui puoi scaricare la presentazione di Lucia Lancerin e approfondire il metodo che andremo ad utilizzare.
Informazioni pratiche

La partecipazione è gratuita.
Per ulteriori informazioni: info@vinova.org

Orario: 9-17.30

Sede: Villa Bonin Maistriello, Via dell’Oreficeria 21, Vicenza
Come arrivare in autobus: numero 14 (fermata alla Fiera) oppure numero 12.

Alberto L’Abate, un grande maestro della nonviolenza

Una testimonianza del pensiero di un grande maestro della non violenza mancato nei giorni scorsi: Alberto L’Abate

di Isabella Sala

Ho avuto la fortuna di conoscerlo lo scorso anno alla Casa per la Pace quando, in occasione del Festival Biblico dedicato alla Pace, abbiamo contribuito come Casa per la Pace ed Assessorato a creare alcuni momenti di incontro e di laboratorio sulla gestione creativa e nonviolenta dei conflitti.

Pensiamo sia “normale” che la vita delle persone veda trascorrere molto del tempo che ci è dato a litigare, ad alzare sempre più il livello del conflitto, verbale e spesso anche fisico, fino alla violenza, in parole e azioni. Lo vediamo tutti i giorni, nel nostro quotidiano, nei giornali, nella rete. Non sappiamo gestire i conflitti nei condomini, negli uffici, nelle strade, nelle famiglie, nelle piazze reali e virtuali. Non sanno gestire i conflitti i “grandi” del mondo, dagli Stati Uniti alla Corea, da Madrid alla Catalogna. Si pensa che il problema sia il conflitto, e invece il conflitto è vita, è una normale e sana dialettica di diversi modi di vedere la realtà, e di tentare di incidere sulla realtà.

Il problema non è il conflitto, ma la sua gestione, l’incapacità di gestire e risolvere le situazioni in modo nonviolento (parola unita, che non significa semplicemente “assenza di violenza” ma azione positiva per costruire percorsi di pace e crescita per i singoli e le comunità). Siamo sempre più analfabeti nelle relazioni personali, non siamo più capaci di riconoscere e comprendere il punto di vista dell’altro (ricordo una amica che mi diceva che se riuscissimo, donne e uomini, a decentrarci per qualche ora e vedere il mondo con gli occhi dell’altro/altra, ci apparirebbe una realtà molto diversa).

Alberto L’Abate, a Vicenza per presentare il suo libro, l’Arte della Pace, ci ha raccontato di come si debba partire da subito, da piccoli, per acquisire gli strumenti che possono rendere le persone e le comunità più collaborative e nonviolente. Ci ha portato fra gli altri l’esempio di una scuola dell’infanzia in cui sono stati attuati dei giochi cooperativi per alcuni mesi. Giochi perché si trattava di bambini piccoli, che imparano giocando. Cooperativi anziché competitivi, per promuovere l’aiuto reciproco e non la competizione, l’agonismo del vincente e del perdente. Il risultato è stato straordinario. Dopo quei mesi (non basta qualche intervento “spot”) i bambini hanno mostrato risultati che per qualcuno potrebbero sembrare sorprendenti. I bambini cooperavano fra loro spontaneamente, si aiutavano, stavano bene nel gioco e in altre situazioni, si formavano stili di leadership partecipativi, non emergevano leader negativi ma leader positivi… Solo due bambini non avevano appreso queste modalità di convivenza: quei piccoli erano stati assenti per un lungo periodo e si erano persi una parte importante del percorso educativo!

Credo sia tempo di ripartire da qui. Dall’esercitare (la teoria della nonviolenza si concretizza in tecniche, esercizi, abitudini) la nostra capacità di trovare soluzioni in cui non ci siano necessariamente perdenti e vincenti, ma si trovino mediazioni virtuose in grado di riconoscere il valore di ogni persona e idea.

Alberto L’Abate ha voluto fino agli ultimi giorni promuovere il suo messaggio, la potenza della nonviolenza, superando fatiche e malattia. A lui, al professor Papisca, un altro maestro di pace che ci ha lasciato di recente, e a tutte le persone che hanno scelto di dedicare la propria vita alla promozione di una cultura di pace vera, agita, concreta, di relazioni positive e diritti umani che indicano come sia possibile avere e donare una migliore qualità di vita a noi stessi e agli altri, nel tempo limitato e prezioso che ci è dato, va il nostro pensiero grato, sincero, commosso.

Partecipa alla raccolta delle firme per le primarie di Vicenza!

Abbiamo iniziato la raccolta delle firme a sostegno della candidatura di Otello Dalla Rosa alle primarie come sindaco di Vicenza.

Come e dove? Tutti i giorni dalle 18 alle 20 in sede a Vinòva. Se non riuscite a passare, potete contattare il numero 346 7819698.

Le primarie saranno un’ottima opportunità per il futuro della città. Non perdete l’occasione di partecipare al nostro progetto e passateparola!

Creativi, artigiani e visionari. Nuova e antica forma di economia

di Carla Spessato

Valorizzare l’artigianato artistico, il design, la ricerca, la manualità e tutti coloro che producono pezzi unici, fatti a mano, il vero made in Italy. Come si promuove la cultura di tutto ciò? Si può in maniera quasi rivoluzionaria considerare l’artigianato come continuità fra tradizione e innovazione sostenibile? E quali caratteristiche dovrebbe avere un evento per valorizzare tutto questo? Gli artigiani sentono l’esigenza di essere tutelati? Sono domande che, da addetta al settore, ultimamente mi faccio spesso.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un numero crescente e sproporzionato, rispetto alla domanda- offerta, di mercati  che si definiscono dell’artigianato e del fatto a mano.  Una gran confusione. Ecco le risposte che mi sono data. 

La città deve diventare uno spazio di ricerca, un contenitore per creativi e artigiani. Deve avere la forte volontà di raccontare, con passione, le storie che sono dietro il prodotto finale. Deve organizzare eventi di largo respiro, che esaltino l’artigianalità e la manualità, che producano cultura e che diano visibilità e supporto ai talenti. Non deve assomigliare a una fiera poco ospitale dove banconi, spesso allestiti male, raccolgono qualsiasi cosa, materiale a basso prezzo sicuramente non prodotto in Italia e spesso senza nessuna etica.

Proviamo invece  a immaginare un’esposizione itinerante dove gli artigiani mostrano i propri prodotti e come concretamente vengono creati. Dove  si scambiano idee, dove si partecipa e si comunica. Dove al posto di concorrenza si genera cooperazione  e solidarietà. E soprattutto dove ogni talento viene valorizzato. Al posto della solita sfilza di ombrelloni e gazebi, immaginiamo le vie del centro reinterpretate e decontestualizzate con allestimenti originali, creati dagli stessi designer che espongono. Utilizziamo piazze, palazzi storici, spazi invisibili da riqualificare, parcheggi dove gli artisti possano incontrarsi, confrontarsi e reinventare i luoghi stessi. Ridisegnare ambienti desueti,  allestirli e renderli unici: vetrine della propria arte e della propria capacità interpretativa. Così nasce un evento dinamico e contemporaneo.  Non pensiamo a un mero mercato, ma un momento creativo a tutto tondo in cui convergono artigianato, teatro, musica, cucina, cinema, letteratura, visual, pittura, grafica…Possiamo affiancare a questi mercati i contadini, i piccoli trasformatori, i giardinieri, gli ortolani, chi coltiva e trasforma il cibo con amore per la Terra e per l’uomo.

Concludo dicendo che per fare tutto questo ci vuole coraggio. Uscire dai soliti schemi e dalla comfort zone. Provare nuove strade, senza dimenticare l’ecosostenibilità come filosofia totale, nella scelta degli espositori, nei materiali usati per l’allestimento, nel cibo offerto.

Tutto deve essere studiato sempre con totale rispetto per l’ambiente.

Autonomia sì, ma ci interessa il futuro

Fondazione Festari cartina venetodi Otello Dalla Rosa

Non si può immaginare il futuro di Vicenza senza chiedersi quale sarà il suo ruolo nel Veneto. Quali sono le istanze, gli interessi e le politiche da portare avanti per la nostra Regione in Italia ed in Europa? Un obiettivo ci sta a cuore. Quello di diventare una Regione rappresentativa e adeguata all’importanza del nostro territorio, oggi tragicamente sotto-rappresentato sia a Roma che a Bruxelles.

Nel dicembre scorso, dopo la sconfitta del referendum sulle riforme costituzionali, l’opportunità era evidente: per rimettere in discussione gli assetti dello stato centralista si doveva passare attraverso la negoziazione per una maggiore autonomia della Regione. Zaia ha colto l’attimo. Ha proposto un quesito “minimo” capace di superare il vaglio di costituzionalità. Il tutto costruito su una campagna ideologica centrata su un’idea di autonomia in salsa “altoatesina”. Accantoniamo la questione sulla legittimità. La Corte Costituzionale ha già dichiarato che si può fare. Il referendum ci sarà e costituirà un atto di consultazione democratica dei cittadini veneti. Una riflessione andrebbe aperta invece sull’uso strumental-plebiscitario e quindi funzionale al marketing elettorale del Governatore. Ma soprattutto discutiamo del post-referendum e di tutto ciò che ci servirà per costruire insieme il Veneto che vogliamo.

Anche il Partito Democratico, dopo una discussione non proprio tranquilla, ha confermato il referendum sull’autonomia. Il 22 ottobre una parte rilevante del centrosinistra voterà sì. Non è una scelta semplice. Ma sostenere il referendum non significa supportare Zaia né tantomeno la sua idea di autonomia. Scegliamo il sì per costruire insieme un modello dove autonomia fa rima con responsabilità e solidarietà. Esattamente il contrario delle parole d’ordine dei sostenitori della Lega, inclini a un secessionismo delle piccole patrie.

L’autonomia risponde oggi a un bisogno primario. Vale a dire un autogoverno responsabile di una comunità di fronte a sfide sociali, ambientali e tecnologiche in un mondo sempre più aperto e interdipendente. Trame complesse su cui si gioca il futuro dell’economia della nostra Regione. E l’autonomia è la risposta concreta ad un’Europa come spazio politico e culturale, oltre che economico. Un’Europa dove sono riconosciuti i valori di pace, libertà e centralità della persona. Un’Europa in cui le istituzioni si impegnano a promuovere lo sviluppo di comunità sostenibili all’interno di un sistema di interdipendenze globali. Non c’è posto per burocrazie nazionali. Un governo condiviso infatti sarebbe l’unico attore principale di quest’Europa.

L’Unione federale a cui noi puntiamo comporta un ridimensionamento degli Stati nazionali e richiede alle comunità locali – città, regioni, sistemi metropolitani – istituzioni più forti, efficienti e responsabili. Ci piace parlare di autonomia responsabile e solidale, per segnare ancor di più la distanza con le rivendicazioni egoiste e strumentali che dividono gli italiani. La prospettiva è quella di un nuovo progetto politico che consente di unire su basi più solide e credibili l’Italia e l’Europa. E, ripeto, si tratta di un bisogno prioritario.

Sorvoliamo la strumentalizzazione messa in atto dalla giunta Zaia che passa con disinvoltura da ciò che la Costituzione consente fino ad arrivare a posizioni tipicamente leghiste di uscita dall’Europa, no Euro, “lingua veneta”… La nostra discussione deve puntare ai contenuti di quest’opportunità! Quali sono le competenze da gestire a livello locale? Il PD ne indica alcune importanti. Le politiche della formazione e del lavoro, le politiche sociali, la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Il tutto a parità di perimetro e quindi in equilibrio di bilancio, con il conseguente affidamento alla Regione delle risorse finanziarie necessarie per esercitare tali scopi.

Secondo le stime di Unioncamere, l’autonomia, sempre nell’ambito di quanto possibile a Costituzione vigente, porterebbe maggiori risorse al Veneto. Parliamo di 3,8 miliardi di euro, di cui 800 milioni di euro per spese di investimento. La crescita del PIL sarebbe di circa il 2,7%. Un cambio di rotta sostanziale che provocherà significative ricadute su lavoro e occupazione giovanile, mete verso cui dovrebbero essere indirizzate maggiori risorse. A cominciare dalle politiche scolastiche e di alternanza scuola-lavoro.

Non ci interessa far appello ai veneti per esprimersi su ciò che è già ovvio. La questione autonomia dev’essere “isolata” da politiche elettorali. Discutiamo del progetto post-referendum. Ci interessa il futuro. Per vincere la sfida dobbiamo essere in grado di proporre al resto del Paese un sistema di sussidiarietà più efficace di quello finora attuato.

Anche quattro sindaci veneti di città capoluogo si sono espressi a favore del referendum sull’autonomia, pur con accenti diversi. Qualcuno addirittura per riassegnare funzioni e ruoli a province oramai svuotate. Se è accettabile vedere alcuni elementi di regolazione come gli ATO (Ambiti territoriali ottimali per il servizio di gestione) di acqua e rifiuti avere dimensioni che si avvicinano a quelle provinciali, è una scelta sbagliata l’idea di riesumare le vecchie province. Oggi, infatti, la provincia è un ente ibrido, di secondo livello, senza autonomia e soprattutto molto lontana dalla dimensione per attuare un governo della Regione.

Come indica la ricerca compiuta dalla Fondazione Palazzo Festari a fine 2016, il territorio del Veneto Centrale, “visto dal satellite”, assume i contorni tipici di uno spazio metropolitano. Vediamone la cartina geografica.
Abbiamo le quattro ex-province di Vicenza, Padova, Treviso e Mestre-Venezia con 3.5 milioni di abitanti, 380.000 aziende e 1.1 milioni di occupati. Il cuore di quest’area costituisce la città metropolitana (diffusa) del Nordest, anche se i confini amministrativi legati alla logica provinciale ci impediscono di riconoscerne i contorni, non solo geografici, ma anche socio-economici. In quest’area mancano strumenti di governo integrato. Abbiamo bisogno di una governance adeguata allo status di spazio metropolitano europeo, dotato di servizi e infrastrutture moderne, attrattivo nei confronti del capitale umano e tecnologico più qualificato. Per vedere i giovani arrivare e non soltanto partire. A questa area metropolitana corrisponde una fascia pedemontana che oggi si caratterizza come distretto manifatturiero di valore mondiale. I numeri parlano. Su 100 nuovi posti di lavoro nel biennio 2015-2016 ben 56 sono in manifattura e si concentrano nella fascia pedemontana, mentre solo 8.2 sono quelli in manifattura nell’area metropolitana centrale. In quest’ultima si sviluppano invece servizi, terziario avanzato, attività collegate al supporto dello sviluppo del manifatturiero. Considerato quindi 100 il numero dei nuovi posti, circa il 70% dei posti di lavoro nel manifatturiero si concentra nell’area pedemontana. Anche qui, sono necessari adeguati strumenti di governo in grado di valorizzare le eccellenze senza trascurare la specificità legata alla montagna (Belluno) e a due realtà separate ma non trascurabili come il Polo veronese e Rovigo.

Un obiettivo possibile? Sicuramente no fino a quando il nostro orizzonte sarà ridare fiato alle province. Realistico, fattibile, colmo di opportunità di lavoro, di sviluppo e di attrattività se abbandoniamo la ripartizione napoleonica e procediamo decisi sulla fusione dei comuni, con adeguati strumenti di governo per il nuovo Veneto, metropolitano e manifatturiero.

L’autonomia responsabile e solidale del Veneto che noi immaginiamo dovrà far crescere l’economia, creare nuove opportunità di sviluppo e di lavoro soprattutto per i giovani.
ViNòva lavora a un progetto per Vicenza, in un contesto di autonomia regionale, moderna ed efficiente. E guardando all’Europa.